Lenta e inesorabile, è la danza.
Danzano i miei occhi stretti ai tuoi fianchi, volteggiano le mani sulle note intonate al tuo viso.
Di velluto e spine, pelle e silenzio, è l’assedio.
È sete di bere alla tua bocca e fame di mordere i seni, eterno digiuno che non vuole sazietà.
Il tuo ventre il mio solo giaciglio, le tue labbra l’approdo al riparo dai flutti.
Io, pavido amante, sono qui per averti e smarrirti in ogni voce di femmina.
E ti cerco. Il mio canto attraversa i cortili, è nenia, lamento ostinato senza fissa dimora.
Scuote il respiro lo scalpiccio dei cavalli sulla ghiaia
dolce di assenzio, acre di amorosa resa, arde ogni remora l’attesa.
Naufraga ogni indugio al largo dell’anima.
Squarciata da carezze d’ariete, brucia la carne sotto i colpi delle reni.
Sussulta, voluttà mia, e affonda ogni gemito in un gorgo di luce nuova.
Liberamente ispirata a ‘L’assedio’, di Bernardo Bertolucci, 1998.