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Correre lentamente: la genesi

Data: marzo 2010
Autore: Aron Cheroes

Quel febbraio 2007 eravamo in piazza Trilussa per festeggiare il go live del nuovo sito dell’Ars Factory, al Friends, locale d’aperitivo e lounge bar della Capitale.

Era stata davvero una bella serata, gli Artieri siciliani erano volati in massa verso il centro d’Italia, gli Artieri milanesi avevano preso l’ascensore a ribasso per forare il G.R.A., qualcuno era arrivato da Arezzo e altri dalla Calabria di mezzo ed erano lì, tutti uniti per festeggiarsi dopo cento avventure nelle quali si era fatta la fretta di essere operativi, veloci e incidenti nella costruzione del mito di Tarja – la città laboratorio delle arti sacra agli Artieri.
Perché quando i ragazzi cercano l’arte mediante il coraggio delle proprie passioni sono rapidi, intensi e vivono ogni attimo come fosse l’ultimo, soffrendo e ridendo con l’entusiasmo più vivido concesso al mondo.

Eravamo tutti al tavolo con le mani vuote da attrezzi per issare stand o microfoni atti a diffondere promozione artistica e bellezza dei sentimenti sociali romanticamente intesi, si era parlato tanto trascurando l’audio imposto dalla sala e qualche presenza di talent-girl da reality. Felici di essere insieme per cercare il senso di un convivio che già da un lustro feceva battere le teste per creare performance, generare opere e commerciare per avere uno spazio visibile nel mondo.

Sul finire delle danze di parole ruotate fra l’entusiasmo dei long drink adatti all’ora il buon Mordecai, Artiere capitolino privo di limiti concettuali, propose di partecipare alla Prima Giornata Mondiale della Lentezza. A quel punto, come per tutte le idee compiute e ineccepibili, Loris aggiunse la modalità di performance, qualcuno inventò il nome “Maratona Lenta”, altri agitarono il bradipo come simbolo dell’iniziativa e, per magia più che per progettazione causativa, il 19 febbraio fu realizzata la prima Maratona Lenta.

Quel giorno ero a casa, distante da Roma e la Maratona appariva un evento soft se misurato agli altri imponenti vissuti nell’agitazione di interi borghi antichi o diventati tour approdati in città italiane e internazionali; nell’albo delle statistiche di contatti al sito web www.florilegio.net una punta così alta da eccedere la grafica indicava un boom di accessi. Era accaduto qualcosa di significativo che aveva messo in primo piano la Factory, sulla mail della Redazione un amico scriveva “vi ho visti al TG, bravi!” e, dopo un giro di telefonate informative fra i membri del Gran Consiglio delle Arti della non riconosciuta Associazione Culturale Ars Factory Florilegio tutto fu chiaro.
I media avevano concentrato la loro attenzione sulla Maratona Lenta indicando il link al sito, così quell’Artiere vestito di bianco, coperto da una pettorina raffigurante lo scudo dell’Associazione, dal viso imbiancato e dall’incedere lento aveva percorso al ralenti poche centinaia di metri al Pincio e, nel secondo atto, in Trastevere tanto da imporsi sulla scena mainstream e fare della Maratona un appuntamento annuale.

Nel 2008 il replay con codazzo di appassionati sempre a Roma e poi due edizioni su Milano, nel cuore del caos finanziario e della velocità che assorbe il tempo e inaridisce i cuori e la vista
nei confronti del bello di essere, di partecipare e sentire col cuore.
La Maratona Lenta è diventato il progress di una parte di noi che manifesta il proprio bisogno di otium e riflessione, perché la vita passa anche da questa intima esigenza.


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