La sezione Words raccoglie le poesie e i testi in prosa degli Artieri di Florilegio.
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"Racconti e poesie piovono in Redazione e parlano di una dimensione umana, della capacità
di tirar fuori dal cassetto
gli scritti per condividere i propri pensieri con artisti e amici.
Le parole spesso evocano sonorità decadenti e crepuscolari, le atmosfere sono dense di sogno e visione, i contenuti sono il frutto di una profonda immedesimazione dell'Artiere con ciò che la propria capacità di sentire mostra e dispone in lui".
Quando Dmitri trovò il pianoforte rimase stupito nel vederne le striature del legno.
L'impellicciatura del rivestimento si era gonfiata e l'umidità ne aveva scoperto le venature ambrate divorate da innumerevoli gallerie di termiti. D. le guardava incuriosito, annusandone la profondità, tastandone le increspature, sentiva fluire in lui il movimento di milioni di insetti che da profondità armoniche dello strumento cantavano di isteria e desolazione.
L'Ucraina è un paese inospitale, le steppe non lasciano spazio ad incontri ed abbracci ma solo al sudore e all'accoppiarsi di animali selvatici, almeno questo era quello che andava pensando Dmitri. Il padre era morto da tempo, in qualche miniera ad Est, sinceramente non se lo ricordava, aveva deciso che doveva rimuoverlo dalla sua coscienza perchè non era umano continuare a sognarlo sporco di fumi e catrami, nero come uno scarafaggio che si contorceva sotto il peso della terra mentre cablature di un paese allo sfascio elettrificavano l'aria stantia delle profondità delle gallerie.
Non aveva una vera famiglia, viveva solamente con la madre di sua madre ed in fondo non le voleva bene.
Il cielo Ucraino impone dedizione, metallico e violento penetra nelle persone e le costringe ad inginocchiarsi. Le ossa martoriate si spezzano e l'avidità del vuoto ne esce come un sibilo idraulico.. le persone come monete di rame lasciate cadere per posta soccombono al ricatto di un sommesso Padrenostro. Dmitri aveva paura della Chiesa Ortodossa.
Ma era bellissimo quel piano abbandonato da quasi un secolo, in mezzo alle montagne lo strumento aveva richiamato il ragazzo come non era mai successo prima. Era piovuto sulle stagioni Ucraine, sulle rocce e sui rivestimenti in legno, sull'Unione Sovietica e su suo padre, ed i tasti si erano sfaldati, i martelletti contorti e i pedali infossati nella struttura ma niente ne aveva intaccato l'orgoglio, la sensualità. D. si mise seduto e ne accarezzò i denti temperati di avorio maculato, le scritte in cirillico incise a caldo nel legno che laccate di colla di pesce ora come pelle si desquamavano in carta da caramelle, traslucide color del siero riflettevano la tristezza delle nubi.
Ne toccò un tasto, suonava, anche se ora era poco più che uno scheletro ligneo continuava a vibrarne l'anima e gli dei ebbri ballavano lontani al suono delle note perse nel vento.
Ne rimase stupito. Quella sera dormì accanto al pianoforte ed il giorno seguente non fece che accarezzarlo e suonarlo. In effetti non sapeva suonare bene, conosceva solamente dei rudimenti per improvvisare qualche cosa ma per lui ora questo era abbastanza. Non si chiese mai come fosse finito in quel luogo cosi desolato un pianoforte, non gli importava, gli bastava quella data: 1932. Questo e i tasti d'avorio.
Negli anni trenta l'Ucraina conobbe l'holodomor, la grande carestia, e mentre milioni di contadini morivano lui continuava a suonare. Era arrivato fino a lui attraverso la storia ed era speciale. Non si chiese nemmeno come mai Pavel (così chiamò il cane lupo randagio arrivato all'improvviso dalle steppe) dormisse tra i suoi piedi accanto al pianoforte mentre lui suonava ma era per la prima volta malinconicamente felice.
La stagione trascorreva su Dmitri che con un piccolo cacciavite cercava testardamente di accordare il vecchio pianoforte. Pavel lo guardava languido e sospirando chiudeva
gli occhi e dormiva...
dormiva...
dormiva...
...era stato solo quanto Dmitri ma ora era diverso...ora erano insieme...
Molti tasti non erano più funzionanti e la maggior parte degli accordi erano calanti e minori . Tutta la sua disperazione e la sua solitudine si facevano musica, e l'aridità della sua esistenza era bagnata dal pianto di un pianoforte abbandonato. Suonava per la sua Ucraina, per suo padre, per la sua inutilità e le righe dello spartito composte dalle sue vene vibravano in un requiem.
Ma un giorno quando arrivò all'altura del pianoforte trovò Pavel a fissarlo, la bestia aveva cambiato espressione e gli ringhiava contro la sua paura. Dmitri fu colto dalla collera e dal panico, quel pianoforte era tutto quello che aveva e non voleva perderlo. Fece per avvicinarsi ma il cane lupo si fece sempre più rabbioso. Fu un attimo. Alla vista minacciosa del cacciavite la bestia aggredì D. alla gola, spaventati entrambi dai loro fantasmi si strinsero ferocemente. La punta metallica si conficcò nella gola di Pavel che con un latrato soffocato sprofondò i denti nel collo di Dmitri. Caddero a terra rovinosamente e morirono all'ombra del pianoforte.
La bestia aveva sentito il peso di un uomo che aveva fatto della sua solitudine musica e
quella che per Dmitri era espressione malinconica della sua inutile esistenza sublimata per Pavel era innaturale ed insopportabile abbrutimento.
Aveva cercato di evitarlo.
Mocece
villatelesio.wordpress.com
*Holomodor è una parola ucraina che vuol dire "grande carestia".